Stavolta era previsto un viaggio Esplorativo, dedicato piu’ alla scoperta, al trekking, alla scalata, alle ”rocciate” che alla pesca Sportiva. Tutti ne eravamo consapevoli…o quasi…

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Che sarebbe stato ad alta difficoltà, forse il piu’ complicato, era già stato considerato… Ma la realta’ dei luoghi ha superato le aspettative, compromettendo il piano delle battute di pesca. La struttura formata da versanti quasi verticali, inaccessibili nell’90% dei casi, rendeva gran parte dei potenziali Hot Spot, visibili, ma drammaticamente irraggiungibili. La media di 3ore in trekking e scalata per raggiungere il mare, riduceva al minimo le forze impiegabili nella ricerca dei predatori. I punti migliori quasi sempre corrispondevano con la dimora di gruppi di capre selvatiche.

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Nessuna pista. Unica guida qui sono gli escrementi dei ruminanti, che naturalmente, nonostante le loro spiccate doti di arrampicatori, cercano sempre la via piu’ sicura, facile ed orizzontale, durante i loro sistematici spostamenti, creano delle micropiste sui versanti scoscesi dei rilievi.  Altra soluzione, durante la notte o quando non si hanno riferimenti, sono i percorsi di crinale, un po’ scomodi, ma almeno non c’e il rischio di perdersi.

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Ci si rende subito conto che con le proprie gambe, considerando le ore di luce a disposizione, non si possa affrontare al meglio questo luogo, ormai da definire ostile. Il gruppo e’ forte e carico, non dovrebbe mostrare segni di cedimento, al max qualche gap tecnico, ma facilmente superabile.   E’ giusto fare una foto ricordo prima di rientrare, visto lo spettacolo.

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La postazione di pesca e’ quasi inaccessibile. Si decide di tornare indietro per sfruttare le ultime ore di luce su un altro luogo di pesca, ma ecco il dramma. Cosimo, manifesta il suo handicap nei confronti dell’altezza: le vertigini.

Allora, serve ragionare. Individuati alcuni check Points, si valutano alcune soluzioni alternative realmente non facili per entrare in pesca, considerando il rientro al buio, con il solo utilizzo delle torcie da testa.  Ma ormai Cosimo e’ nel panico, manifesta la sua debolezza psicologica a nuovi sforzi ”verticali” nonostante il cambio scarpe con Andrea. Compromessa qualsiasi altra ipotesi che non sia il ritorno, il gruppo, compresa la gravita’ della sua situazione, decide di proseguire al rientro.

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Sara’ un ritorno complesso e duro.  Pero’ la natura ci ha insegnato come nei contesti più selvaggi e ostili, la vita prende il sopravvento, sfoggiando l’adattamento l’evoluzione della specie. Improvvisamente ci rendiamo conto che lo stile di scalata di Cosimo assume delle movenze tecniche da Uomo ragno, abbassando il baricentro del corpo quasi sfiorando il terreno, ed utilizzando tutti gli arti, sia inferiori che superiori per muoversi a stretto contatto con le rocce, come fanno gli aracnidi!!

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Ormai il gruppo e’ svelto e sicuro, si rientra in serenità… E’ stata una giornata indimenticabile con ricordi indelebile per tutti….

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Si, piu’ o meno tutti….

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Cena abbondantissima, caviglie doloranti, un po’ di consapevolezza in piu’ e domani si va’ diretti su un altra zona.

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Stavolta un amico, ci accompagnerà in fuoristrata, per arrivare tonici sul potenziale hotspot, ed impiegare li’ tutte le energie.

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Dopo 45min percorsi su 700m di dislivello, rigorosamente con la 1°marcia ridotta, ci lascia sul posto alle ore 7.00, avvisandoci, che qualora avessimo necessita’ di un passaggio, l’unico orario e’ alle 13.30. I telefoni qui non danno segnale, siamo ”Isolati” nel vero senso della parola.

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Tutto sembra facile pero’, anche lo spot, con tanto di schiuma e risacca. Passato l’ultimo promontorio, ecco che si materializza l’ennesimo ostacolo.

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lo spot si trova su un isolotto e l’unico modo per raggiungerlo e questo:

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Il passaggio, risulta troppo complicato, con l’attrezzatura. Bisogna alleggerire, portare l’essenziale.   Purtroppo oltre ad una grossa dose di adrenalina, e luoghi da spettacolo la pesca non ha dato i frutti sperati. Solo una potente botta e slamata al 3” di combattimento. Un bel bagno e’ l’ideale, temperature estive.

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Ancora zero titoli, mentre i pescatori locali sfoggiano le loro catture al paese…

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Il pomeriggio si decide di andare a testare un altro spot, molto difficile che dopo circa un ora per raggirare un promontorio,  finalmente produce un barracuda, di taglia media, con una particolare colorazione scura. Primo inseguimento, successivo appostamento ed attacco al lancio successivo, sfoderando uno spettacolare ed insolito salto… ”da tarpon caraibico”.

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ed un Big Sciarrano, da i colori incredibili, che la telecamera non riesci a cogliere al meglio.

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Si torna a casa con il morale basso, ma con la consapevolezza di una risposta da parte del mare che lascia ben sperare. Ancora c’e tempo. Il 3° Giorno puo’ essere decisivo. Si esce in barca tutta la giornata. La guida e’ da fumetto. La barca buona, le aspettative alte. Si inizia subito con la traina e nella lenza del conducente rimane attaccato un tonnetto alletterato.

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Il morale dei ragazzi sale. Cercando tonnetti e lampughe su un particolare spot, il barcaiolo ”Minico” dopo due passaggi a traina, esclama…”cca pisci unncinne’..”, sentenza troppo drastica.  ”Ritiriamo le lenze, da adesso iniziamo a fare Spinning” e via con la pioggia di artificiali, in equilibrio precario sul natante.   Si verificano 15minuti di panico. 3 pesci in canna, si susseguono per Luca, rispettivamente, un Alletterato, una Lampuga e un pesce sconosciuto. La lampuga ci degna della sua bellezza con un salto di circa 1,5m sopra il pelo dell’acqua prima di andare via, cosi’ come gli altri!!

I pesci slamati si danno alla fuga e fanno fuggire tutti nei paraggi. Si prosegue, su spot magnifici ma a sole alto. Giornata davvero Sfortunata. Se non fosse per un ultimo estremo tentativo, di un tramonto lungo un tratto limitato di scogliera, nel quale 2 di noi vengono sbarcati, ”in salto” , prima di rientrare.

Si tratta di una scogliera, posta sul versante opposto dell’isola, dal quale si e’ gia’ consapevoli, di ritornare al buio(500m di dislivello difficile, su 200metri di distanza).   La voglia di sfruttare al massimo ogni singolo, prezioso minuto di luce, trascorso in questi luoghi, dai quali sara difficile ritornare…produce un ultimo lampo di adrenalina…

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Nonostante non abbia superato le aspettative, al momento di rientrare a casa, un senso di felicita’ e soddisfazione generale e’ presente tra membri della spedizione….

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Abbiamo deciso, nonostante tutto, di esplorare, studiare, ed in un certo senso ”conquistare” l’isola, canne alla mano, da pionieri… … sudore, stanchezza, fame e dolore alle articolazioni inferiori per la quantita’ industriale di km macinati, lungo i suoi vertiginosi percorsi quasi verticali, difficili, pericolosi, hanno pompato nelle nostre vene adrenalina, in modo costante. ”Dove poter accedere, arrivare, percorrere o pescare, lo decideva lei, un isola, che in realta’, e’ stata la vera conquistatrice… dei nostri cuori.”

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Andrea Giardina.